Forzare l’hostname in sendmail

Premessa: dopo mesi di inattività, torno a scrivere sul mio blog, con un articolo breve ma molto tecnico.

Se usate Linux (Fedora o CentOS) e sendmail e la vostra macchina non ha un nome registrato in un DNS pubblico, avrete grosse difficoltà a spedire e-mail da quella macchina. Questo perché i server SMTP pubblici generalmente rifiutano e-mail spedite da server con nomi di dominio non validi. La soluzione è istruire sendmail a presentarsi con un nome valido. Scegliete quindi un nome di dominio valido (che deve essere quindi registrato in un DNS pubblico) e aggiungete la seguente riga nei file /etc/mail/sendmail.mc e /etc/mail/submit.mc:

define(`confDOMAIN_NAME', `miodominio.it')dnl

Effettuate quindi il restart del servizio sendmail:

service sendmail restart

Il restart del servizio si occuperà anche di rigenerare i rispettivi sendmail.cf e submit.cf, purché abbiate installato il modulo sendmail-cf.

Da Fedora 7 a Fedora 8

installdvdBreve resoconto dell’aggiornamento di un sistema Linux da Fedora 7 a Fedora 8.

Un precedente tentativo di aggiornamento con la versione ufficiale di Fedora 8 era fallito, a causa di bug di anaconda, così ho scaricato e masterizzato un dvd di Fedora 8 aggiornato, in particolare il Fedora Unity F8 20080204 Re-Spin.

Ovviamente ho un backup di tutta la home directory, nel caso qualcosa andasse storto.

Ore 08:45. Disabilito i driver nvidia nativi:

su -c nvidia-config-display disable

Ore 08:46. Infilo il dvd nel lettore ed eseguo il reboot.

Ore 08:47. Inizio l’aggiornamento, tutto come previsto.

Ore 10:01. Aggiornamento terminato, reboot del sistema.

Ore 10:11. Installo l’rpm per i repository di livna, pulisco la cache di yum e aggiorno sia yum che yumex:

su -c rpm -Uvh http://rpm.livna.org/livna-release-8.rpm
su -c yum clean all
su -c yum install yum yumex

Ore 10:12. Con yumex aggiorno il kernel e i driver nvidia.

Ore 10:22. Kernel aggiornato, nuovo reboot.

Ore 10.25. Fedora 8 in funzione senza problemi apparenti. Più tardi procederò all’aggiornamento degli oltre 400 pacchetti aggiornati.

Ore 15:10. Installati tutti gli aggiornamenti. Faccio un nuovo reboot, anche se non servirebbe.

Ore 15:18. Disabilito nuovamente l’autohinting anche per i font DejaVu, che era stato abilitato con l’aggiornamento del package freetype-freeworld:

su -c rm /etc/fonts/conf.d/99-DejaVu-autohinter-only.conf

Ore 15:19. Aggiornamento terminato, non mi resta che leggermi le Note di rilascio.

Rinominare molti file con Linux

Mi capita spesso di dover cambiare nome ad un gruppo di file. E’ il caso delle foto scaricate dalla fotocamera, il cui nome tipico è IMG_1234.JPG. Ciò che voglio ottenere è un nome tutto in minuscolo e voglio anche cambiare la prima parte da IMG a 2008. Ecco come fare su Fedora 7:

rename .JPG .jpg *.JPG
rename IMG_ 2008_ IMG_*

Ecco invece come fare su Ubuntu 7.10:

rename 's/.JPG/.jpg/' *.JPG
rename 's/IMG_/2008_/' IMG_*

Come potete notare le due distribuzioni hanno comandi rename differenti. Fedora 7 ha quello tradizionale scritto in C, Ubuntu ha una versione implementata in Perl. La versione tradizionale è più semplice da usare, mentre la versione in Perl permette l’uso di espressioni regolari ed è quindi più potente.

Subdole differenze tra rpm e dpkg

dpkg, il gestore dei pacchetti di Ubuntu, è simile a rpm, il gestore di Fedora, con qualche differenza. Oggi una di queste mi ha fatto penare.

Se per un qualunque motivo rimuovo un file di configurazione, con rpm (o yum) è sufficiente reinstallare il pacchetto per riavere il file di configurazione, almeno nella forma non modificata.

Con dpkg (o apt-get) non è sufficiente. Prima devo rimuovere il pacchetto con il comando purge, poi devo reinstallarlo. La semplice rimozione e installazione o l’installazione con -l’opzione –reinstall non installano i file di configurazione mancanti.

Aggiornamento a Ubuntu 7.10 Gutsy Gibbon

Ubuntu Logo.Oggi eseguo l’aggiornamento del mio portatile da Ubuntu 7.04 ad Ubuntu 7.10. Aggiornerò questo articolo in diretta con il procedere dell’operazione.

Ore 09:04: leggo le istruzioni e verifico che non ci siano aggiornamenti della 7.04 da installare. Non ce ne sono, posso iniziare.

Ore 09:13: Seleziono Sistema -> Amministrazione -> Gestione aggiornamenti. Il Gestore aggiornamenti mi informa che è disponibile la 7.10. Premo il pulsante Esegui avanzamento.

Ore 09:26: si va a rilento, forse era meglio aspettare qualche giorno, i server saranno intasati. Ora mi informa che le sorgenti di terze parti sono state disabilitate. Si continua.

Ore 09:32: il gestore mi mostra una lista di applicazioni non più supportate da Canonical. Si continua.

Ore 09:35: Mi chiede conferma dell’avanzamento di versione. Mi avvisa che dovrà rimuovere 11 pacchetti, installarne 165 nuovi e avanzarne (che brutta traduzione) 1112, per un un totale di 1073 MB da scaricare. Da anche una stima dei tempi. Abbiamo tutto il giorno davanti e una ADSL. Si parte.

Ore 11:19: Scaricato 740 del 1277 pacchetti, il download va a singhiozzo.

Ore 13:17: Appena scaricato il 1000-esimo pacchetto, che lentezza! 😦

Ore 16:00: Ha finalmente terminato di scaricare tutti i pacchetti, iniziata l’installazione, tempo previsto circa 1 ora.

Ore 16:05: Mi chiede se sostituire il file personalizzato /etc/login.defs. Rispondo di sì.

Ore 17:10: Dopo altre richieste di sostituzione di file personalizzati, mi ha chiesto di cancellare i pacchetti installati ed ha fatto il reboot.

Ore 17:15: Ubuntu 7.10 in funzione! 🙂

Da Fedora Core 6 a Fedora 7

fedora7-banner.jpgBreve resoconto dell’aggiornamento di un sistema da Fedora Core 6 a Fedora 7.

Ore 09:50. Infilo di dvd di Linux Magazine nel lettore ed inizio la procedura di aggiornamento. Il test del supporto fallisce perché manca il checksum. Ma è un problema che si è già verificato con i dvd della rivista. Accetto il rischio e parto comunque con l’aggiornamento.
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Checklist installazione Fedora

 Dopo diverse installazioni di Fedora Core 6, ho deciso di scrivere una checklist con tutti passi necessari per arrivare ad un sistema pronto all’uso per la casa o l’ufficio. Questa guida è destinata a chi ha già un minimo di conoscenza di Linux e di Fedora e sappia usare l’interprete di comandi (la shell). Inoltre si presuppone che il sistema sia supportato da Fedora e che sia dotato di collegamento Internet.

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