Da Fedora a Ubuntu: secondo tentativo

Ubuntu Logo.Qualche mese fa avevo fatto un primo timido tentativo di passare da Fedora Core 6 a Ubuntu 6.10. Da qualche giorno è stato rilasciato Ubuntu 7.04, con un kernel aggiornato, ed ora non ho più impedimenti per tentare il passaggio sul mio portatile. Ecco il resoconto del secondo tentativo.

Preparazione

Il portatile è un dual boot con Fedora Core 6 e Windows XP. Ubuntu 7.04 sostituirà Fedora, mantenendo (me lo auguro) la partizione xp. Le home directory di Linux sono su una partizione separata e quindi non perderò tutti i dati personali. Per sicurezza, prima dell’installazione eseguo un backup della partizione home su un disco esterno.

Con bittorrent mi sono scaricato il file iso di Ubuntu 7.04 Desktop, che mi sembra la più adatta ad essere installata sul portatile. Oltre alla versione Desktop sono disponibili la Server Edition e la Alternate, quest’ultima per installazione particolari. Il cd ottenuto masterizzando il file iso può essere usato sia come versione live che per l’installazione vera e propria. Questa è una soluzione molto comoda che permette, con un unico di cd, di testare il corretto funzionamento del sistema prima di iniziare l’installazione.

Installazione

Una volta fatto il boot, ho potuto verificare che Ubuntu girava perfettamente sul portatile. Allora ho proceduto l’installazione vera e propria. Ho scelto tastiera e lingua italiana. Ho quindi proseguito con il partizionamento manuale del disco, perché volevo mantenere le partizioni originali (/, /boot, e /home).

Ho trovato interessante, per l’utente medio, la possibilità di importare impostazioni, dati, documenti e altri dalla partizione windows esistente. Io ho ignorato questa possibilità.

Ho infine scelto il mio account e iniziato l’installazione vera e propria.

Durante l’installazione, grazie al collegamento Internet attivo, il sistema ha automaticamente scaricato e installato i pacchetti per la lingua italiana.

Primo avvio

Terminata con successo l’installazione, eccoci al primo avvio, tutto regolare fino al login. A questo punto mi accordo che non posso fare login con l’utente creato perché ho usato lo stesso username che usavo con Fedora, ma evidentemente l’id dell’utente è cambiato e non posso più accedere alla home directory. Mio errore. Faccio di nuovo il boot con il cd e tramite il terminale rinomino la vecchia home e ne creo una nuova, vuota. Finalmente riesco a fare login.

Ecco, ora sul mio portatile gira Ubuntu! 🙂

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8 thoughts on “Da Fedora a Ubuntu: secondo tentativo

  1. Ecco la m*@+a di non avere l’utente root: avendolo avuto bastava logarsi come root e fare chown utente:gruppo /home/utente e il gioco sarebbe stato fatto

  2. @mighelone: ancora non mi è chiaro se sia meglio avere l’utente root o usare sudo. Io personalmente sono già abituato ad usare sudo anche con Fedora, giusto per diminuire il rischio di danneggiare il sistema. Certo, l’utente root è più pratico.

  3. La mia modesta opinione è che per computer monoutente (come la maggior parte dei desktop casalinghi), l’utente root è più sicuro, ammesso che si usino password diverse. Sudo è invece molto comodo per macchine multiutente, perché permette di assegnare i permessi anche comando per comando, se necessario.
    Malex, continua a tenerci aggiornati sulle tue impressioni su Ubuntu. 🙂

  4. secondo me, sudo è cmq. più comodo, anche su macchine mono-utente. E’ più pratico perchè devi impostare e ricordare una sola pw. Inoltre, avere l’utente root disabilitato è più sicuro.

  5. Per me Root è irrinunciabile 🙂
    Continuo con Debian e Fedora…sono un tradizionalista… 🙂

  6. Non credo che l’assenza di root faccia la differenza tra Ubuntu e altre distribuzioni e, se si vuole, si può attivare l’utente root anche da Ubuntu.

    @alex-y: per provare e valutare se sta distribuzione così osannata vale la fama che ha, tutto qui.

  7. @malex
    Anche io utilizzo sudo, ma comunque mantengo attivo l’utente root, forse non è il massimo della sicurezza, ma nel tuo caso ti avrebbe risolto i problemi.

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