Sco versus Ibm: il processo del secolo

 Sco versus Ibm: il processo del secolo che deciderà se Linux deve essere gratis. Questo il titolo di un articolo di Eugenio Occorsio, sul supplemento Affari & Finanza di La Repubblica di ieri.

L’autore dell’articolo presenta il contenzioso tra SCO e IBM e ad un certo punto scrive:

Si finirà in Corte e sarà il processo del secolo per gli appassionati di informatica, per le schiere di proseliti para-religiosi di Linux con tutto il loro mondo del free-software. Perché qui è in discussione l’essenza stessa della loro idolatria: Linux deve continuare ad essere gratuito oppure no?

Forse Occorsio pensa che Google, la maggiore azienda di successo in Internet e che usa Linux per il suo core business, sia una setta di fanatici religiosi? E poi, l’essenza di Linux e del movimento free software non è la gratuità, ma la libertà, sancita da una apposita licenza, la GPL.

L’autore prosegue:

su tutti i giornali degli Stati Uniti appaiono pubblicità a tutta pagina, del tipo comparativo che piace tanto agli americani, in cui si contrappone il nuovo sistema operativo di Bill Gates [Vista] alle varie versioni di Linux, che hanno la non marginale differenza di essere gratis.

Ma come? La Microsoft si confronta col prodotto di schiere di para-religiosi?

E continua:

Intendiamoci, su questo “gratis”: è gratuito il sistema operativo in sé, ma acquisirlo comporta un legame con un’azienda (RetHat, Novell, Suse, o guarda caso la stessa Ibm oppure l’altro gigante Hewlett-Packard) che si assume l’installazione, la manutenzione e la gestione. Certo, tutto costa molto meno che installare Windows, ma è tutt’altro che gratuito.

Ma veramente? Nessuno è obbligato ad acquistarlo da queste grandi aziende (altri covi di idolatri di Linux), lo si può scaricare gratis da Internet, o farne una copia da un amico, o dal dvd allegato a qualche rivista. Non solo è gratis il sistema operativo, ma sono gratuite anche migliaia di applicazioni fornite con le distribuzioni Linux, mentre Windows esce nudo, le applicazioni sono a parte e a pagamento.

Occorsio termina così:

Ma certamente i suoi destini [della SCO], visto che Unix rimane il suo core business, cambierebbero radicalmente se vincesse la causa. E non solo i suoi, ma quelli dell’intera comunità mondiale do Linux.

In realtà i destini della SCO sono già segnati, la sua quotazione in borsa è a livelli allarmanti. La SCO è stata incapace di fornire alcuna prova valida a sostegno delle proprie accuse. Le poche righe di codice mostrate come esempio si sono rivelate essere codice già di pubblico dominio. Se anche si scoprisse che alcune righe di codice sono state effettivamente copiate da Linux, in poche ore verrebbero rimosse dal codice di Linux e tutto finirebbe lì. Occorsio avrebbe potuto informarsi meglio, scoprendo così che il core business della SCO non è più Unix, ora SCO è una litigation company.

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10 thoughts on “Sco versus Ibm: il processo del secolo

  1. meritano la forca… l’Open Source è la mia vita e li voglio morti! A parte gli scherzi… all’inizio credevo fosse una burla, poi l’intervento è diventato serio e mi sono quasi spaventato. Per fortuna quelle righe sono già di pubblico dominio…

  2. Giornalisti idioti, ignoranti e saccenti… che rabbia sapere che hanno il diritto di scrivere le loro porcate su giornali importanti senza alcun obbligo di essere informati.
    Ma a che serve l’albo dei giornalisti? A tenere alto il livello culturale dei giornali o a permettere a cani e porci di fare il bello e il cattivo tempo, tagliando l’ingresso a persone più giovani e preparate?

  3. Alessio,
    io non la metterei giù così dura. Probabilmente questo giornalista è molto preparato nel suo campo, ma di Linux e open source ne sa poco. Avrebbe dovuto informarsi meglio.

  4. Ci sono persone (più precisamente, amici di mio padre (ebbene si, ho solo 16 anni e mi cimento con linux)) che appena vedono la mia linux box si mettono lì davanti, incantati, e non li schiodi più. Inoltre convengono che linux sfrutti meglio il PC. Il mio parere su questo giornalista è: “non giudicare nulla senza mai averlo provato/visto.”

  5. Non riesco ad essere morbido con questo giornalista. E’ evidente che non conosce quello di cui scrive, e cio nonostante parla di proseliti para-religiosi ed idolatria…ma che idea può farsi dell’OpenSource chi non ne sa nulla e legge questo articolo ?
    Un’ignorante che scrive sui giornali fa disinformazione !

  6. Ho scritto al signor Occorsio chiedendo la sua cortese opinione su quanto ho scritto qui. Come prevedevo non ho ricevuto alcuna risposta. Peccato. 😦

  7. io scriverei una lettera al direttore indicando la pessima qualità dell’articolo.
    😀

  8. …ho iniziato a leggerlo e ha iniziato a puzzare…ma siccome sulla faccenda scovsibi non sono informato ho continuato….
    …passando sopra al “schiere di proseliti para-religiosi di Linux”…. (ogniuno ha le sue idee e i suoi “baletti a 360 cradi”)…ma quando ho letto la frase che inizia per “ma acquisirlo comporta un legame con un’azienda” ho sgranato gli occhi!!!
    Io sul mio fisso ho installato debian, ubuntu, knoppix, redhat, mandrake (oddio se vogliamo contarli proprio tutti anche slakware …ma abbiamo divorziato subito!) e non ho mai avuto nessun legame con nessuna azienda! IO mi sono “assunto” tutto quanto riguarda “l’installazione, la manutenzione e la gestione”.
    Ma documentarsi no???
    Cioè io compro un giornale (in primis) perchè fanno il “lavoro sporco” di ricerca e verifica le notizie al posto mio! Ma se scrivono ca**ate salta tutto!!!

    Poi, forse non ci ho capito gran che, ma sta disputa scovslinux non mi sembra un grosso problema per la comunità del freesoftware…ammesso che ci siano procedure non utilizzabili…le riscriviamo e si rilascia una nuova versione. No?

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